Come funziona

AuraOsteo ascolta la seduta mentre tratti e alla fine ti consegna una scheda clinica strutturata. Qui sotto c'è cosa succede davvero: cosa entra nella scheda, cosa resta fuori, cosa il programma non fa e dove finisce quello che è stato detto.

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    Avvii e appoggi il tablet

    Un tocco all'inizio del trattamento. Da lì resta in ascolto mentre lavori, con le mani libere: non devi tornare a toccarlo, non devi dettare, non devi parlare in un modo diverso da come parli sempre.

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    Tratti come al solito

    Se vuoi puoi segnare la fase — anamnesi, osservazione, test, trattamento — ma è solo un indizio. La seduta vera non è ordinata, e la scheda tiene conto di com'è andata davvero, non di com'era prevista.

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    Rileggi ed esporti

    A fine seduta la scheda è già compilata, divisa nelle sezioni al loro posto. Resta tutta modificabile: la correggi dove serve e la esporti in PDF con l'intestazione del tuo studio.

Cosa entra nella scheda, e cosa no

È la differenza fra una trascrizione e una cartella clinica. Una seduta di quaranta minuti contiene qualche minuto di dati clinici e tutto il resto è conversazione: se finisse tutto nella scheda, il lavoro di rileggerla sarebbe più lungo che scriverla a mano. La domanda che decide è sempre la stessa — questa frase dice qualcosa sul corpo o sulla storia di questo paziente?

Entra

  • La storia del disturbo: da quando, com'è cominciato, cosa lo peggiora e cosa lo allevia.
  • I test eseguiti con il lato e l'esito — anche quelli negativi, che sono un dato clinico.
  • L'osservazione posturale, in qualunque momento della seduta tu l'abbia fatta.
  • Le tecniche impiegate e come hanno risposto i tessuti.
  • Consigli, esercizi e controlli successivi.
  • Lo stesso parametro misurato prima e dopo, riportato una volta sola con entrambi i valori.

Resta fuori

  • «Sono stata al mare ieri.» Vita privata, meteo, vacanze, figli, sport seguito.
  • «Bravo, respira, adesso lascia andare.» Rassicurazioni e incoraggiamenti durante la manovra.
  • «Il piriforme è un muscolo che passa sotto il gluteo.» Le spiegazioni che fai al paziente: sono parole tecniche, non dati suoi.
  • Appuntamenti, orari, pagamenti, ricevute, telefonate, il parcheggio.
  • Le prove del microfono e le frasi lasciate a metà.

Le fasi sono un indizio, non un vincolo

Durante la seduta puoi segnare con un tocco a che punto sei — anamnesi, osservazione, test, trattamento. Non sei obbligato, e soprattutto non è quello a decidere dove finiscono le cose: conta il contenuto, non il momento in cui è stato detto.

Se mentre hai le mani sul paziente ti ricordi una domanda e chiedi «ma questo dolore ti sveglia di notte?», la risposta va in anamnesi, non in trattamento. Se a fine seduta rifai un test per vedere se è cambiato qualcosa, quello va in test — e accanto al valore di partenza, così il confronto si legge in una riga sola. È l'informazione più preziosa di tutta la seduta, e quella che si perde per prima quando si scrive la sera.

Il silenzio non viene trascritto

In una seduta ci sono minuti interi in cui non parla nessuno: le mani sul paziente, qualcuno che si spoglia e si riveste. Quel silenzio non ha senso mandarlo a trascrivere, e non lo mandiamo.

Il microfono però non si ferma mai. Non si spegne niente e non si mette in pausa niente: la registrazione va avanti identica, e l'unica cosa che non parte è la trascrizione di dodici secondi in cui non c'era una parola. La decisione si prende su un pezzo intero e mai al suo interno, quindi non esiste il caso in cui una frase venga tagliata a metà. Nel dubbio si trascrive: basta un sussurro perché quel pezzo parta comunque.

Mentre registri, sotto il cronometro trovi scritto quanti minuti di silenzio non sono stati trascritti. Serve a poter confrontare i due numeri e vedere che tornano.

La scheda resta tua

Ogni campo è modificabile, prima e dopo il salvataggio. Niente viene archiviato senza che tu lo salvi, e la rilettura non è un passaggio facoltativo: è il momento in cui la cartella diventa tua e non di un programma.

Da lì esporti il PDF con l'intestazione del tuo studio, oppure copi il testo pulito per incollarlo nel gestionale che usi già. Al paziente puoi mandare un referto: una pagina sola, scritta per lui, che si apre solo dopo che ha inserito la propria data di nascita. Parte quando lo mandi tu, e puoi chiuderlo in qualsiasi momento — da quel momento non si apre più per nessuno.

Impara come scrivi tu

Ogni volta che correggi una frase generata, la correzione viene notata. Se «rachide cervicale» diventa sempre «cervicale» sotto le tue mani, dopo qualche seduta lo scrive già così. Vale anche il contrario: se una frase la lasci com'è, quella conferma insegna quanto una correzione.

C'è anche una memoria del paziente: alla seduta successiva l'assistente sa cos'era emerso nelle precedenti, e la scheda nasce nel contesto giusto invece che da zero. Entrambe si accendono e si spengono dalla voce Memoria AI, e da spente non lasciano niente in giro.

Cosa non fa

Vale la pena dirlo per esteso, perché è quello che distingue uno strumento di scrittura da qualcosa che pretende di ragionare al posto tuo.

Non fa diagnosi

Riporta quello che è emerso durante la seduta, e basta. Non propone ipotesi, non suggerisce trattamenti, non completa un ragionamento che non hai fatto tu.

Non inventa per riempire

Se di una sezione non è emerso niente, la lascia vuota. Un campo vuoto è un'informazione vera; un campo riempito con una frase plausibile sarebbe un danno — e resta comunque il motivo per cui la scheda va riletta, sempre.

Non manda niente da solo

Il referto al paziente parte quando lo mandi tu, e non prima. Nessun invio automatico, nessuna sincronizzazione con altri programmi alle tue spalle.

Non è un dispositivo medico

È uno strumento di scrittura. La responsabilità clinica di quello che c'è scritto nella cartella resta interamente tua, come quando la scrivevi a mano.

Dove finisce quello che è stato detto

L'audio non viene conservato. Viene trascritto e finisce lì: restano la trascrizione e la scheda, nel tuo archivio, visibili a te e a nessun altro. Le schede di un collega non le vedi, e le tue non le vede lui — a meno che non le condividiate voi.

Il paziente deve saperlo e acconsentire prima che la seduta cominci: una registrazione è un dato in più rispetto agli appunti, e il consenso si raccoglie con la sua data e resta consultabile. Chi vuole, può chiedere che tutto venga cancellato.

Il dettaglio completo — chi tratta i dati, per quanto tempo restano, quali fornitori sono coinvolti e quali diritti hai — è nell'informativa privacy, scritta per essere letta e non per essere accettata di fretta.

Provala su una seduta vera

La prima seduta si prova senza account e senza carta: apri la home, premi una volta e parla. Alla fine vedi la scheda che ne esce. Con un account gratuito ne registri una al giorno e le ritrovi nell'archivio.